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NON PERDERE L'OCCASIONE DI VIVERE UN'INDIMENTICABILE ESPERIENZA A ESTE

ARTE, CULTURA, NATURA E TRADIZIONE

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Passeggia, scopri,
innamorati di Este.

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— OGNI ANGOLO RACCONTA LA STORIA
La cinta muraria
veneziana.
Sec. XV

LA CINTA MURARIA VENEZIANA

Este è stata per secoli una città murata, circondata dal Sirone e dalla fossa Carrarese, come un’isola nel cuore della pianura veneta. Torri, porte e mura veneziane ne hanno disegnato l’identità tra Medioevo ed età moderna.

Oggi il suo centro storico conserva il fascino di un’antica fortezza sospesa tra acqua e pietra.

Informazioni
per il tuo viaggio.
  • MODALITÀ DI ACCESSO

    Libera e gratuita.

  • ORARI DI APERTURA

    Visibile e accessibile liberamente tutti i giorni, senza limitazioni di orario.

  • INFORMAZIONI ATTUALI

    A Este la cinta muraria veneziana vive ancora: in parte crollata, in parte nascosta tra le case, riaffiora nel suo tratto più suggestivo tra il Ponte della Porta Vecchia e quello di San Francesco, antichi ingressi alla città.

DOVE ?
Via Massimo d’Azeglio 35042 Este PD
TELEFONO
UFFICIO I.A.T.
+39 0429 600462

Este. Dove l’acqua cingeva le mura
e il tempo si è fatto leggenda.

Tra le pieghe morbide dei Colli Euganei, Este custodisce l’anima antica di una città che fu isola, baluardo, soglia tra acque e mura. Visitare oggi Este significa camminare dentro una storia di pietra e di fiume, là dove per secoli la città si specchiò nei suoi canali e si cinse d’orgoglio come una piccola Venezia di terraferma.

Nel 1483 il giovane diplomatico Marin Sanudo, in viaggio tra le fortezze della pianura veneta, rimase colpito da quella singolare visione: Este appariva “da tute bande” (da tutte le parti) circondata dall’acqua. E davvero, tra Medioevo ed età moderna, la città si offriva come un’isola rettangolare, abbracciata dal Sirone e dalla fossa Carrarese, scavata per fortificarla “tempore guerre”. Un anello liquido che ne disegnava il perimetro e ne custodiva il cuore.

Era un’epoca inquieta, segnata da equilibri fragili e da poteri in competizione. Dopo la dedizione alla Repubblica di Venezia nel 1405, la Serenissima trasformò quei terrapieni e quelle torri isolate in una vera cinta muraria. Tre porte solenni regolavano gli accessi: Santa Tecla, la Vecchia verso Montagnana, San Martino verso Monselice. Varcarle significava entrare in una città raccolta e protetta, dove l’acqua era difesa e confine, ma anche via di comunicazione ed economia.

Le torri punteggiavano il circuito come sentinelle di pietra: la torre del Leone, quella di San Pietro alla volta Mantovana, la torre dei Frati presso San Francesco, la possente torre Carrarese a presidio dell’ingresso principale. Catene di ferro attraversavano il fiume collegando il castello alle strutture difensive: un sistema ingegnoso, potente, scenografico. Lunga quasi 2100 metri, la cinta racchiudeva la vita della comunità, le sue case addossate alle mura, i mulini, i conventi, i ponti levatoi.

Nel corso del Cinquecento, mentre la minaccia militare si attenuava, le mura cominciarono a fondersi con la città stessa. Nuovi passaggi si aprirono, gli archi sostituirono le fortificazioni, le torri vennero in parte smantellate. L’abitato crebbe, debordò oltre la fossa che per secoli lo aveva custodito. Un’epoca tramontava, ma non la memoria.

Oggi, passeggiando tra il Castello Carrarese, le vie del centro storico e i quartieri sorti oltre l’antico perimetro, si può ancora intuire il disegno di quell’isola fortificata. Este non è soltanto una meta d’arte e natura: è una città murata che ha trasformato la propria difesa in identità, la propria cinta in racconto.

Scoprire Este significa ritrovare la suggestione di un luogo dove l’acqua abbracciava le mura e le mura proteggevano la vita. Una città che, pur avendo superato i suoi confini, continua a custodire nel proprio profilo la fierezza e il fascino di un’antica fortezza veneta.

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