
innamorati di Este.

innamorati di Este.
Vergine della Salute.


LA CHIESA DELLA BEATA VERGINE DELLA SALUTE o DEI MIRACOLI, detta anche Madonna de Fuora.
Alle porte di Este sorge un santuario seicentesco nato da un’immagine miracolosa che spinse l’intera comunità a costruirlo in soli due anni. Con il suo ottagono perfetto, i campanili gemelli e il bianco che lo fa emergere nel paesaggio, è un vero landmark urbano.
All’interno custodisce capolavori barocchi e una lunga storia di devozione popolare.
per il tuo viaggio.
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MODALITÀ DI ACCESSO
Ingresso gratuito la 1ª e 2ª domenica del mese; a pagamento le altre domeniche e nei festivi. Visite guidate per gruppi e scolaresche su prenotazione scrivendo a: info.este@aqualab.it.
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ORARI DI APERTURA
Da marzo a ottobre: domenica e festivi 15.00 -18.00
Chiuso da novembre a febbraio e il 15/08 -
INFORMAZIONI ATTUALI
La Chiesa é aperta per celebrazioni religiose tutto il giorno in occasione della Festa della Madonna della Salute (21 novembre o date alternative vicine), e su iniziative della Parrocchia del Duomo di Santa Tecla o del Comune di Este.
Consulta il nostro Calendario Eventi.
La meraviglia della
” Madonna de fuora “.
Nel cuore di un paesaggio urbano che si è trasformato nei secoli, appena oltre il centro storico e lontano dai Colli, sorge un santuario seicentesco che continua a sorprendere chi arriva a Este da ovest o da sud. Una chiesa dalla forma inusuale, nata da una storia che intreccia fede popolare, ambizione architettonica e una collaborazione tra cittadini e istituzioni che oggi appare quasi irripetibile.
Un miracolo all’origine: la nascita di un santuario
Tutto comincia con un’immagine sacra dipinta su un semplice pilastro, ritenuta miracolosa dagli abitanti. La devozione cresce rapidamente, tanto da spingere la comunità a costruire un vero e proprio santuario che potesse custodirla. Le donazioni arrivano copiose, al punto da permettere l’edificazione dell’intera chiesa in soli due anni, tra il 1639 e il 1641, nonostante un crollo iniziale e un cambio di progetto in corsa. Un’impresa che testimonia la vitalità della Este seicentesca, capace di mobilitare energie e risorse in modo sorprendente.
Un landmark ante litteram
Quasi quattro secoli fa, l’obiettivo era chiaro: creare un segno riconoscibile nel territorio, un punto di riferimento per chi si avvicinava alla città. Il risultato è un edificio che ancora oggi domina il paesaggio con la sua geometria pura e la sua presenza luminosa.
- Un volume quasi di rotazione, che cattura lo sguardo da ogni direzione
- Due campanili gemelli, sottili e ottagonali, con cuspidi orientaleggianti
- Un’assenza di facciata principale, che rende la chiesa leggibile da ogni lato
- Il bianco dell’intonaco, che la fa emergere come un faro urbano
Non stupisce che gli Estensi l’abbiano sempre chiamata affettuosamente “la Madonna de fuora”, a ricordare la sua posizione oltre le mura cittadine.
Una chiesa isolata, pensata per essere vista
La città è cresciuta lentamente verso la via Augustea, circondando la chiesa ma mantenendola sempre a distanza, come un oggetto prezioso da contemplare. Già dall’inizio dell’Ottocento il santuario diventa il fondale scenografico di un incrocio di strade, tra percorsi storici e nuovi tracciati, incluso il viale che ancora oggi parte dalla sua facciata occidentale.
L’ottagono perfetto che definisce l’impianto richiama i battisteri rinascimentali e conferisce all’interno un ordine severo, quasi meditativo. All’esterno, invece, il gioco dei volumi — soprattutto quello absidale — crea un effetto di grande eleganza, amplificato dalla posizione isolata che permette di “circumnavigare” l’edificio come un monumento scultoreo.
Campanili unici nel loro genere
I due campanili sono il tratto più distintivo: sottili, slanciati, ottagonali, con cuspidi che evocano suggestioni orientali. La loro verticalità accentuata fa dimenticare le somiglianze in pianta con la Basilica della Salute di Venezia, progettata da Longhena negli stessi anni. Qui lo sviluppo in altezza è completamente diverso, più audace, più leggero, quasi un segno grafico nel cielo.
Un interno sobrio, ma ricco di arte
Se l’architettura interna colpisce per la sua essenzialità geometrica, le opere che custodisce raccontano un’altra storia: quella della grande pittura veneta tra Sei e Settecento. Antonio Zanchi, uno dei protagonisti del barocco veneziano, progetta l’intero ciclo iconografico della chiesa, affiancato da Antonio Fumiani. Le grandi tele, intense e teatrali, dialogano con la severità dell’ottagono creando un equilibrio sorprendente.
Accanto a queste opere, gli ex voto donati dai fedeli graziati dalla Madonna miracolosa compongono un racconto corale di devozione popolare, emozionante nella sua autenticità.
Un luogo da riscoprire
Oggi questo santuario seicentesco continua a essere un punto di riferimento visivo e spirituale per Este. Un monumento che racconta la storia di una comunità capace di unirsi, di credere e di costruire. Un luogo che merita di essere visitato non solo per la sua bellezza architettonica, ma per la sua capacità di far dialogare passato e presente, fede e territorio, arte e urbanistica.
scegli il tuo preferito.





